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Nello scorso mese di novembre, la prestigiosa rivista The Lancet ha pubblicato i risultati di uno studio che sarà fonte di riflessioni ed approfondimenti da parte non solo della classe medica, ma anche di molti genitori. I disturbi del comportamento in pediatria, dall’ADHD (disturbo da iperattività e deficit dell’attenzione) ad alcune forme di autismo, hanno subito negli ultimi anni un’ascesa esponenziale; diversi studi e lavori scientifici documentano associazioni tra alcune di queste affezioni e la condotta alimentare.
Il lavoro in questione (The Lancet, Volume 370, Issue 9598, Pages 1560-67, November 2007), condotto da un’equipe britannica, ha coinvolto 153 bambini di circa 3 anni e 144 bambini di 8-9 anni. Ai bimbi, osservati per diverse settimane, sono stati somministrati tre tipi di succhi di frutta; il primo conteneva additivi, coloranti e sodio benzoato (un agente antimicrobico spesso presente nelle bibite industriali) nella misura della tipica dieta inglese, il secondo conteneva una concentrazione più bassa di coloranti e conservanti, il terzo era privo di sostanze aggiunte. I risultati hanno evidenziato che in entrambi i gruppi di età, i soggetti che assumevano la quantità maggiore di additivi manifestavano anomalie nel comportamento, risultando iperattivi, più irrequieti e meno attenti rispetto ai bambini che assumevano le bevande con meno additivi. Tra le sostanze sospettate di produrre questi effetti sul comportamento di alcuni soggetti in età pediatrica vi sono i coloranti della serie E (tartrazina E102, giallo arancio E110, giallo di crinolina E104, carmoisina E122, rosso allura E129, rosso cocciniglia E 124) ed un antimicrobico, il benzoato di sodio E211.
Si presume che la diversa reazione alle miscele di additivi assunti possa essere spiegata dai differenti profili genetici dei bambini seguiti; in alcuni di questi, maggiormente sensibili, è possibile che i coloranti possano determinare un rilascio di istamine responsabili degli effetti comportamentali.
L’EFSA, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, ha reso noto che è in corso una revisione sulla sicurezza di tutti i coloranti alimentari autorizzati nell’Unione Europea. L’industria alimentare e le associazioni dei produttori di additivi e coloranti hanno richiesto ulteriori conferme (potrebbe essere altrimenti?); è facile ipotizzare che qualche ricercatore, magari “sostenuto” dalle case produttrici, cercherà ora di confutare i dati pubblicati.
Prevenire le malattie prima ancora che trattarle rimane dunque il primo obiettivo da perseguire; il miglioramento della condotta nutrizionale è il principale strumento da utilizzare in questo senso. Iniziare a ridurre il consumo di merendine e prodotti da forno, gelati, bibite e caramelle, ricchi di coloranti e additivi, costituisce sicuramente il punto di partenza di qualunque programma nutrizionale, ancor più se rivolto a soggetti in età pediatrica.
Paolo Palmas
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